[. il mio cardiopatico stomaco .]
Questa mattina mi sento come il tempo.

Grigia e ventosa.

Come carica di un’energia che non sa esplodere.

Ho bisogno di uno spazio mio, di un eterno bianco da colorare. Ne ho bisogno come dell’aria. Sottovalutare le mie necessità è sempre stata una caratteristica delle persone che mi sono intorno. Ho bisogno, anche, di non più avere delle aspettative. Di aspettarmi dalle persone comprensione, sostegno, presenza e sensibilità. Le aspettative, si sa, portano al disappunto. Perché ancora non riesco ad impararlo? Ho bisogno di trovare il modo di accettare le persone per quel che sono, per la loro semplicità e per i loro bordi taglienti. Non devo più avvicinarmi troppo. Rinchiudermi in uno spazio, renderlo mio. Come un bruco nella pupa. 


Diversivi.

Dovrei segnarmi tutte le frasi con le quali risponde mia madre quando cerco di parlarle di quel che vorrei fare, tipo:

“Mamma ci stiamo impazzendo per trovare una sala dove provare!”

“Hanno mangiato i cani?”

oppure

“Vorrei così tanto trovarmi uno spazio tutto mio, avviare un’attività!”

“Dove hai messo i coltelli?”

oppure

“Mi sento già così vecchia, sai che la protagonista di Romeo e Giulietta ha 15 anni?”

“Vai a prendere il caricabatterie del computer!”

o la mia preferita

” inseritefraquestevirgolettequalsiasicosainerenteadunacarrieraartistica “

” adesso immaginate il silenzio perpetuo “


Mi farò un caffè, nonostante il mal di gola.

- Mi farò un caffè, perché è sempre così che esorcizzo la noia. Poi perderò altro tempo, magari sfogliando l’agenda. Poi deciderò che è arrivato il momento di studiare. 

Percarità, le teorie e tecniche delle comunicazioni di massa sono interessanti…ma mai quanto il chiodo che ho in mente: devo montare la pantomima, ho i neuroni elettrizzati dalle miriadi di cose che vorrei fare! 

Poi c’è Bea, che non sopporta che io passi il tempo a fare altro che non sia coccolarla.

Poi c’è Tigre, che cammina sui tasti del pc e dorme sui libri.

E poi c’è Poldo… con un naso enorme ed ingombrante.

Sì, mi farò un caffè.


Diari della mia settimana eremitica. #2

E se adesso mi finissi sto libro per l’uni?

Dopo la sigaretta.

Rivoglio il mio hardisk.

Come posso scrivere se ogni volta che poggio la penna sul foglio penso che è stato tutto già scritto?


Diari della mia settimana eremitica. #1

Lo so, può sembrare esagerato scegliere di chiudersi in casa per una settimana senza rispondere al telefono ne accedere ai social network…specialmente per una adicted up-time come me. So’ anche che probabilmente non ne sarò in grado…ma devo pur provarci. Limitare i discorsi superflui, le chiacchere infinite sulle altrui sensazione e le altrui situazioni, scremare le realtà. Concentrarmi su di me, concentrarmi sul perchè ogni volta che parlo di me mi viene il mal di pancia e mi viene da rigettare. Perchè adesso che sto scrivendo mi sento così male?

Dettagliatamente me.

Se non so più spiegarmi sceglierò le cose superflue.

Ieri sera sono crollata alle 23.00, stranissimo. Forse già il pensiero di dovermi rintanare in casa senza dover incontrare nessuno per i prossimi giorni mi ha calmata, ha già ucciso l’insonnia. Stamattina non ho sentito la sveglia, non sono andata all’università..ma alle nove e mezza ero già in piedi a litigare al telefono con mamma per chi fosse effettivamente più nervosa dell’altra. Poi la macchina che scalda il latte non funzionava, poi ho visto Glee, poi sono salita a studiare ma il nervoso mi si stava mangiando viva. Poi non ho potuto mettere la musica perchè il mio hardisk lo ha Valerio…e poi eccomi qui. Con il gatto che mi sale in braccio e non mi fa scrivere tranquilla…come tutti, come gl’altri, mi fa venir voglia di piangere perchè non mi rispetta.


Biblioteca salvami tu dalla nullafacenza che mi abita.

Le cose che mi stravolgono sono sempre lontane.

: Mi viene da vomitare, da piangere in faccia alla cassiera della SMA che prende per il culo i clienti davanti a me, mi viene da alzare la radio così forte da farmi scoppiare i timpani e non sentire più nulla…solo eco di note, per sempre. 

Che qualcuno ti salvi. 


How can you stay outside?

Un giorno sali le scale di casa e ti ritrovi la valigia sul corridoio. Marta sta facendo le valigie. Sono giorni che si parla della partenza…ma come sempre, non avevo ancora realizzato. Lei ha tirato fuori la valigia, proprio davanti la mia porta. Stende la sua valigia nera.

Mi sento così, come una ragazza lontana che ha dei sogni neonati nelle mani. Sono delicati e goffi. Sono esposti alle peggiori interperie nel calore della loro pelle appena partorita. Nella carne tenera, negl’occhi socchiusi. Mi sento così, lei prepara la valigia e questo significa che non condividerò più i miei giorni con quel suo carattere che ho imparato a scovare, che ho scoperto nel tempo. Mi mancherà da morire, mi vengono le lacrime agl’occhi pensando alla sua valigia nera. Mi stupisco di me stessa, ancora. Dopo sei mesi sono rimasta senza fidanzato, il mio migliore amico non mi chiama da ere, sono più grassa e debole di quando sono partita e non ho smesso di avere questa scomoda attitudine al pianto. Si può dire che tornare è come ammettere di aver perso. Ma no, io non mi sento così. Non mi sento una fallita. Sono triste, sono commossa, sono rivoltata. Sono ammalata, di nuovo. Ma non mi sento una fallita, non sento che tutto sia andato nel verso sbagliato. Sento di essere andata in un’altra direzione.

Far far, there’s this little girl
she was praying for something to happen to her
everyday she writes words and more words
just to speak out the thoughts that keep floating inside
and she’s strong when the dreams come cos’ they
take her, cover her, they are all over
the reality looks far now, but don’t go
how can you stay outside
there’s a beautiful mess insid
how can you stay outside?
there’s a beautiful mess inside
oh oh oh oh
far far, there’s this little girl
she was praying for something good to happen to her
from time to time there’re colors and shapes
dazeling her eyes, tickeling her hands
they invent her a new world with
oil skies and aquarel rivers
but don’t you run away already
please don’t go oh oh
how can you stay outside?
there’s a beautiful mess inside
how an you stay outside?
there’s a beautiful mess inside
take a deep breath and dive
there’s a beautiful mess inside
how can you stay outside?
There’s a beautiful mess
beautiful mess inside
oh beautiful, beautiful
far far there’s this little girl
she was praying for something big to happen to her
every night she ears beautiful strange music
it’s everywhere there’s nowhere to hide
but if it fades she begs
“oh lord don’t take it from me, don’t take it yourselves”
i guess i’ll have to give it birth
to give it birth
i guess, i guess, i guess i have to give it birth
i guess i have to, have to give it birth
there’s a beautiful mess inside and it’s everywhere
so shake it yourself now deep inside
deeper than you ever dared
deeper than you ever dared
there’s a beautiful mess inside
beautiful mess inside

Mi sento così.



Vorrei essere pazza. Pazza così tanto da abbracciare quel tipo con gl’occhiali e le cuffie al tavolo davanti al mio. Pazza così tanto da chiedere a questo signore se ha voglia di parlare di qualcosa. Vorrei essere così tanto pazza da cantare in mezzo alla strada, ma non a mezza bocca come già faccio. Vorrei essere pazza per fare queste cose senza essere notata. Ho mangiato/bevuto due affogati. Si, lo so che sono grassa.Vorrei essere pazza per liberarmi da un’emozione. Vorrei essere pazza per scrivere tutta la notte senza rendermi conto di dovermi alzare presto per andare a lavorare. Vorrei essere libera, ecco. Libera. Non capisco perchè mi incateno in questo modo. Mi reputo così’ banale… forse è per questo mio continuo ripetermi che sono banale che non riesco più a scrivere come si deve… vorrei tanto finirlo questo spettacolo. Per una volta nella vita mi sentirei… non lo so come mi sentire, sarebbe effettivamente la prima volta. Ho smesso di leggere, ho smesso di scrivere, ho smesso di non dormire. Però adesso mi pare di vedere più chiaro. In questo paese sempre scuro mi sembra di vedere più chiaro. Non vorrei tornare più per quanto vedo bene. Ho realizzato che una vita sola non basta, non basta mai.

Vorrei essere pazza. Pazza così tanto da abbracciare quel tipo con gl’occhiali e le cuffie al tavolo davanti al mio. Pazza così tanto da chiedere a questo signore se ha voglia di parlare di qualcosa. Vorrei essere così tanto pazza da cantare in mezzo alla strada, ma non a mezza bocca come già faccio. Vorrei essere pazza per fare queste cose senza essere notata. Ho mangiato/bevuto due affogati. Si, lo so che sono grassa.Vorrei essere pazza per liberarmi da un’emozione. Vorrei essere pazza per scrivere tutta la notte senza rendermi conto di dovermi alzare presto per andare a lavorare. Vorrei essere libera, ecco. Libera. Non capisco perchè mi incateno in questo modo. Mi reputo così’ banale… forse è per questo mio continuo ripetermi che sono banale che non riesco più a scrivere come si deve… vorrei tanto finirlo questo spettacolo. Per una volta nella vita mi sentirei… non lo so come mi sentire, sarebbe effettivamente la prima volta. Ho smesso di leggere, ho smesso di scrivere, ho smesso di non dormire. Però adesso mi pare di vedere più chiaro. In questo paese sempre scuro mi sembra di vedere più chiaro. Non vorrei tornare più per quanto vedo bene. Ho realizzato che una vita sola non basta, non basta mai.


Non dormo.
Odio le parole quando non mi escono, quando non sanno aiutarmi a spiegare. Ci sono io, qui. C’è una storia dietro di me e tutti i giorni, quando mi alzo dal letto devo arrotolarla come un lungo lenzuolo. Legarmela ai fianchi, facendola girare più e più volte e portarmela dietro finchè non prendo sonno, alla sera. Quando però la sera non prendo sonno, questo lenzuolo comincia a farsi seriamente sentire, dopo essere stato trascinato per tutto il giorno comincia a far dolere la schiena, le spalle, i piedi, la testa, il cuore. Sono brava a raccontarmi storie fasulle, cose che non accadono ma ce ricamano benissimo il mio lenzuolo. Così alla sera cucio sui bordi del mio natural colorato lenzuono, i fronzoli dei miei pensieri. Mi piace affezionarmi alle persone, mi piace credere di poterle possedere fino in fondo, di poterle conoscere, di poterle salvare. Amo troppo e troppe persone. Questa è la mia croce. Perchè sono in troppi ad avere la possibilità di ferirmi a morte.
Vedo tutto quello che più ho amato sfuggirmi, vedo tutto quello per cui più mi sono messa in gioco volare con la prima tempesta. Sono qui crucciata a guardare il mio sanguinante tesoro allontanarsi nell’aria e penso a quanto sia precaria la vita umana, il nostro costruire. Basta a volte un terremoto, una parola, un gesto e sono macerie.
Io ho molto altro da dire, ma le parole mi annoiano stasera. Non so più come usarle. Vorrei solo prendere sonno, essere incosciente.

Non dormo.

Odio le parole quando non mi escono, quando non sanno aiutarmi a spiegare. Ci sono io, qui. C’è una storia dietro di me e tutti i giorni, quando mi alzo dal letto devo arrotolarla come un lungo lenzuolo. Legarmela ai fianchi, facendola girare più e più volte e portarmela dietro finchè non prendo sonno, alla sera. Quando però la sera non prendo sonno, questo lenzuolo comincia a farsi seriamente sentire, dopo essere stato trascinato per tutto il giorno comincia a far dolere la schiena, le spalle, i piedi, la testa, il cuore. Sono brava a raccontarmi storie fasulle, cose che non accadono ma ce ricamano benissimo il mio lenzuolo. Così alla sera cucio sui bordi del mio natural colorato lenzuono, i fronzoli dei miei pensieri. Mi piace affezionarmi alle persone, mi piace credere di poterle possedere fino in fondo, di poterle conoscere, di poterle salvare. Amo troppo e troppe persone. Questa è la mia croce. Perchè sono in troppi ad avere la possibilità di ferirmi a morte.

Vedo tutto quello che più ho amato sfuggirmi, vedo tutto quello per cui più mi sono messa in gioco volare con la prima tempesta. Sono qui crucciata a guardare il mio sanguinante tesoro allontanarsi nell’aria e penso a quanto sia precaria la vita umana, il nostro costruire. Basta a volte un terremoto, una parola, un gesto e sono macerie.

Io ho molto altro da dire, ma le parole mi annoiano stasera. Non so più come usarle. Vorrei solo prendere sonno, essere incosciente.


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